“L’Index Librorum Prohibitorum” e la censura letteraria

Nel 1542, con la bolla “Licet ab initio”, Papa Paolo III istituì la “Congregatio Romanae et Universalis Inquisitionis”, più comunemente conosciuta come Sant’Uffizio, una commissione centrale composta da sei cardinali inquisitori con giurisdizione su tutta la cristianità.

Successivamente nel 1588 con la “Immensa Aeterni Dei”, Papa Sisto V confermò definitivamente il primato del Sant’Uffizio sulle altre quindici congregazioni romane.

Nel corso degli anni, il Sant’Uffizio assunse competenze sempre più ampie, colpendo eretici, lettori di libri proibiti, maghi, bestemmiatori, giudaizzanti, sodomiti, simoniaci e coloro che celebravano riti senza autorizzazione.

Nel settore librario, le competenze del Sant’Uffizio furono notevoli ; Già nel 1543, a un solo anno dalla sua fondazione, il Sant’Uffizio aveva ampliato le sue prerogative, includendo la censura oltre alla lotta all’eresia.

Nel 1559 fu pubblicato sotto Papa Paolo IV l’Index Librorum Prohibitorum un catalogo di libri proibiti dalla Chiesa cattolica, risultato di un decennale lavoro dell’Inquisizione.

L’elenco condannava 1107 libri, suddivisi in tre classi, tra cui opere non religiose di scrittori non cattolici, edizioni della Bibbia in volgare e testi di astrologia o magia.

Il Sant’Uffizio fu autorizzato a perseguire non solo chi diffondeva opere ereticali, ma anche a perquisire biblioteche, tipografie, librerie, case private e monasteri, sequestrando e bruciando i libri proibiti contenuti nel catalogo.

Inoltre, con la regola X dell’Index Librorum Prohibitorum, il Sant’Uffizio, come le inquisizioni spagnola e portoghese, acquisì il diritto di condannare opere e autori, concedere permessi di lettura e perseguire possessori e lettori di libri vietati.

Nel 1571 Papa Pio V istituì la Congregazione dell’Indice, che da quell’anno fino al 1917, curò più di 40 edizioni del libro, l’importanza del Sant’Uffizio nella censura non si limitava all’elaborazione delle disposizioni legislative, ma anche alla loro applicazione ;

Gli inquisitori locali avevano il compito di perseguire gli eretici formati dalla lettura di libri proibiti.

Questo influenzò profondamente lo sviluppo culturale in Italia, Spagna e Portogallo, mentre in Francia e Germania, l’assenza di censura cattolica permise una maggiore libertà intellettuale.

Le tre sezioni principali dell’Index Librorum Prohibitorum

L’Indice dei libri proibiti era suddiviso in tre sezioni principali, ognuna con caratteristiche specifiche e finalità ben precise:

1 – Indice dei libri proibiti in assoluto:

Questa sezione comprendeva le opere giudicate più pericolose per la fede e la morale, e quindi proibite in modo assoluto e incondizionato. Non vi era possibilità di deroghe o eccezioni.

In questa sezione erano inclusi testi ereticali, come le opere di Lutero, ma anche opere considerate immorali, come romanzi picareschi o testi che promuovevano pratiche magiche.

Lo scopo di questa sezione era quello di proteggere i fedeli dalle contaminazioni dottrinali e morali più gravi.

2 -Indice dei libri proibiti per alcune categorie di persone:

Questa sezione comprendeva opere che, pur non essendo considerate eretiche in assoluto, potevano essere dannose per determinate categorie di lettori, come i giovani, le donne o i laici meno istruiti.

In questa sezione erano inclusi romanzi storici o filosofici considerati troppo complessi per i giovani, o opere che trattavano di tematiche sessuali giudicate inappropriate per le donne.

Lo scopo di questa sezione era quello di tutelare le categorie più deboli e indifese, proteggendole da influenze negative.

3 Indice delle proposizioni eretiche:

Questa sezione non elencava interi libri, ma singole proposizioni o affermazioni contenute in un’opera e considerate eretiche.

Potevano essere citati specifici passi di un testo filosofico o teologico, o affermazioni di singoli autori giudicate in contrasto con la dottrina cattolica.

Lo scopo di questa sezione era quello di individuare con precisione le eresie e di combatterle in modo efficace.

L’Index Librorum Prohibitorum, nelle sue oltre quaranta edizioni, aggiornate nel corso dei secoli, ha censurato un numero considerevole di opere.

Tra le più famose troviamo il De revolutionibus orbium coelestium di Niccolò Copernico, le opere di Giordano Bruno, gli scritti di Erasmo da Rotterdam, le riflessioni di Cartesio, l’opera di Charles Darwin sull’evoluzione e anche opere classiche come la Monarchia di Dante Alighieri.


L’Index Librorum Prohibitorum fu definitivamente soppresso dalla Congregazione per la dottrina della fede il 4 febbraio del 1966.

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